Friday, April 22, 2011

5: Chi vivrà vedrà

Tutto dipende da quello che vuoi. Tutto dipende dalla vita che vuoi fare. Tutto dipende dal design. Tutto dipende dall'osservazione. Tutto dipende dal numero di persone coinvolte. Tutto dipende dal tipo di animali che si vogliono allevare e dal loro numero. Tutto dipende da un sacco di cose, insomma.

Oggi Fiona non è andata al lavoro (vacanze pasquali) e ci sono stati diversi discorsi sulla Permacultura. Generali o più mirati/sulle varie tecniche. I “risultati” sono stati molteplici. Parlando in generale, secondo Steve, Permacultura non è fare un orto-foresta o creare un orto con conformazione a buco della serratura. Loro non hanno buchi di serratura (a parte un piccolo orto per le piante officinali) e hanno creato un orto-foresta solo a fini educativi, per far vedere alle persone dei loro corsi che funziona. In realtà non ne avevano bisogno. Coltivare (o allevare) il proprio cibo non è Permacultura. Certo è una parte importantissima, ma non tutto. Lui ha detto, per esempio, che già comprare cibo è Permacultura; comprando cose genuine si spingono gli agricoltori a coltivare in un certo modo, mentre se si comprano cose di bassa qualità si disincentivano. Certo non è che lo dovesse dire lui, ma non ci avevo mai pensato come Permacultura. Cultura. In effetti ci sta. Viaggiare il meno possibile (consumando così sempre meno carburante) è Permacultura. E questo già mi fa venire i brividi, visto che il viaggio mi definisce. Consumare meno energia possibile è Permacultura. Prodursi la propria energia è Permacultura. Io lo riassumerei dicendo che una delle definizioni può essere diminuire il proprio impatto. Fino a raggiungere l'autarchia. Creando allo stesso tempo una comunità. Ma ci vuole tempo.

Per quanto mi riguarda, più il tempo passa, più vedo cose che funzionano e cose che funzioneranno, cose che cambiano e cambieranno e “nasceranno”. Tutto secondo il design, che comunque cambia pure lui. Oggi ho pacciamato l'orto, preparandolo per la semina in un paio d'ore! Un breve dato tanto per parlare di cose che funzionano. Più vedo queste cose più l'eccitazione aumenta, più i dubbi e le paure aumentano. Quelli ci sono sempre.

Steve e Fiona sono un nucleo. Hanno figli (avuti da relazioni precedenti) della mia età o più piccoli sparsi per tutto il mondo ai quali non interessa quello che loro stanno facendo. Eppure loro hanno la forza di seguire il loro sogno. Se ne sono venuti in Francia senza conoscere una parola di francese solo perché gli piaceva e sono venuti qui per fare quello che volevano. Che poi mi chiedo: fare quello che ci piace è seguire un sogno? Non dovrebbe semplicemente voler dire “vivere”? Io non sono un nucleo. Io sono io. Riuscirò a creare un nucleo? Non parlo di relazioni sentimentali.

Porcaputtana (tanto per non nominare quel signore che vive in cielo con barba e capelli bianchi, anche se stando a quanto si dice “è ovunque” e “non ha connotazioni sessuali”), tutti quei discorsi di oggi m'hanno fatto diventà filosofico.

Chi vivrà vedrà.

1 comment:

  1. Sono d'accordo che "fare quello che ci piace" dovrebbe voler dire "vivere" ma nella nostra societa' (globale, materialista) purtroppo poche volte lo e'. Ma immagina quello che puo' fare un gruppo di persone dedicate che lo fanno (cioe' che fanno diventare un modo di vivere quello che gli piace) insieme in mezzo a tutti quelli che non lo fanno.... forse potrebbero svegliare quelli addormenantati! =) un abbraccio Ale!

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